Interviste ai Campionissimi: Marco Villa
Il Giro d’Italia è un tutto. E nel tutto sta anche la bellezza di una tappa come la Modena-Viadana Oglio Po, che quasi certamente non deciderà la classifica finale. Parola di Marco Villa, ct (cremasco, di Montodine) della Nazionale Italiana. “Perché è una tappa importante? Perché è una parte, un pezzetto, del Giro d’Italia. E tutti vogliono vincere una tappa del Giro: chiaramente non è un percorso per scalatori ma è giusto che i velocisti abbiano degli spazi per provarci. Se prendiamo il Giro nella sua interezza, le occasioni per i velocisti non sono poche ma nemmeno infinite. E dunque Viadana diventa una opportunità. E poi c’è da dire che ogni tappa, per esperienza, nasconde insidie: voglio dire che un uomo di classifica non può scegliere di saltare una tappa e riposarsi. Partecipa e cerca di evitare guai, forse di risparmiarsi, sapendo però che i problemi possono essere dietro l’angolo. Anche in una tappa piatta”.
Ad esempio? “Basta un vento laterale un po’ forte in un vialone rettilineo per spezzare il gruppo, per rallentarlo e magari tenere dietro anche i grandi favoriti. Non parlo di cadute ma di ritmo che si interrompe e crea qualche problema. A Roma si arriva giorno dopo giorno ed è giusto che ogni giorno richieda la massima concentrazione: se vuoi vincere il Giro, non puoi mai rilassarti troppo, forse soltanto alla passerella finale”.
Cosa la appassiona del Giro per quel che concerne il contorno, guardando cioè oltre il lato sportivo? “Il mondo che ruota attorno, la carovana vera e propria. Credo che sia un modo per accogliere sì l’appassionato della corsa e dei campioni che sono in gara, ma anche chi – ad esempio – ha la passione per la meccanica, e non solo. Ci sono dei camion che sono vere e proprie officine mobili; ci sono dei pullman che sono hotel viaggianti. C’è il merchandising, c’è il colore, c’è davvero un mondo attorno alla strada e alla Corsa Rosa. E ciascuno dei presenti, dal grande esperto di due ruote al profano, può ritrovarsi in una parte di questo mondo. E divertirsi, sentirsi coinvolto. Perché il Giro fa centro proprio perché sa coinvolgere tutti, non fa selezione: è una festa di popolo. E anche a livello tecnico c’è molto di più della corsa in senso stretto: c’è chi studia il percorso il giorno prima per suggerire la strategia, annotando i punti critici, chi cura il meteo, chi disegna traiettorie. Non si improvvisa nulla”.
A Viadana, poi, l’arrivo prevede un circuito di 27 km. “E’ un bel valore aggiunto, come è stato più volte sottolineato. Si dà la possibilità agli spettatori di seguire i ciclisti su più passaggi. In montagna non è sempre così, anzi non è quasi mai così: certo, si può godere di una fuga su un passo di montagna o su un tornante, ma il circuito pianeggiante ha comodità diverse. E’ quello che dicevo prima: ogni parte, ogni tappa del Giro ha un fascino assoluto e indiscutibile. E anche se il Giro non si deciderà a Viadana, non stiamo parlando di una tappa di serie B. A volte quando vedo le stelline di difficoltà assegnate alle tappe, un po’ sorrido: è vero, la tappa di pianura vale in genere una stellina sola. Ma non è facile né scontata, perché sono in tanti a volerla vincere”.
Infine, da Ct, come sta il ciclismo italiano? “Secondo me stiamo bene. Sento parlare di crisi perché da anni non vinciamo una grande corsa o un Mondiale. Però abbiamo avuto Ganna secondo alla Sanremo, Ciccone secondo alla Liegi-Baston-Liegi e siamo sempre presenti ad alto livello. Certo, adesso è il momento dei fenomeni che arrivano da altre nazioni, vedi Pogacar. Ma l’Italia c’è, i giovani ci sono e dobbiamo insistere. Il primo posto assegna il trofeo, ma la crescita passa anche dalle conferme ad alto livello di classifica, in continuità: e in tal senso non siamo certo una Nazionale di ripiego. La riprova? Le grandi squadre, anche straniere, del Pro Tour, puntano spesso sugli italiani. Se lo fanno loro, perché non possiamo farlo anche noi?”.

