Interviste al Comitato: il presidente Massimo Pettenati
“Viadana aveva chiesto una partenza, ci è stata offerto un arrivo. E a quel punto ci siamo rimboccati le maniche per non dire di no”. E’ Massimo Pettenati, presidente del comitato organizzatore della tappa, a svelare il retroscena. Lui, presidente, che però preferisce definirsi come un “primus inter pares”. “Quest’anno l’organizzazione è stata uno spettacolo: ero presidente anche lo scorso anno con la partenza da Castiglione delle Stiviere – rivela Pettenati – ma fu una rincorsa quasi in solitaria. Qui invece i ragazzi – che io chiamo ragazzi al di là dell’età anagrafica per il grande spirito che ci mettono – mi hanno sostenuto e dato una grande mano. Siamo riusciti a lavorare bene, il che non significa non avere fatto fatica. Ma l’entusiasmo ha coperto anche le difficoltà”.
Cosa le ha fatto più piacere? “Direi vedere la gente aspettare questo evento. E’ abbastanza normale che tante persone non sappiano cosa c’è dietro, non sappiano cosa aspettarsi: immagino già la loro sorpresa quando vedranno transitare e arrivare la carovana rosa. L’arrivo dei corridori è soltanto l’ultima parte di uno show che parte ore prima. L’altro dato che mi ha confortato è stato vedere la consapevolezza crescente dei miei compagni di lavoro, che mi hanno affiancato nell’organizzazione: all’inizio non si aspettavano una macchina del genere, per molti era un salto nel buio. Poi ho visto montare in loro la voglia di fare bene, di sfruttare l’occasione e ho visto crescere anche l’entusiasmo di essere dentro un momento storico per il territorio e di poter contribuire a scriverlo”.
Si chiedeva una partenza, diceva, è stato offerto l’arrivo. “Conoscendo Viadana, all’inizio ammetto di essere stato un po’ scettico: perché per conformazione Viadana non ha uno spazio per garantire una volata. Serve una strada che sia larga 3-400 metri, per dare spazio a tutti, senza incidenti e senza rischi per la sicurezza. L’unico punto era viale Lombardia: così abbiamo scelto di piazzare lì il traguardo. Chi dice che Saviola, che pure è main sponsor, ha pagato per avere l’arrivo davanti a casa, dice una cosa non vera: Saviola ha dato una grande mano con grande spirito imprenditoriale, ma viale Lombardia era comunque l’unico arrivo possibile per una tappa di pianura e dunque disegnata per velocisti, specie nel tratto finale”.
Lei collabora con RCS da decenni: è vero che sono molto esigenti? “Sono molto bravi, che è diverso. Sanno il loro mestiere e ormai sono degli amici: ho fatto il responsabile della pubblicità per una ditta di logistica in diverse tappe del Giro d’Italia negli ultimi chilometri e quindi so vita, morte e miracoli dell’organizzazione di questa corsa. Ma posso garantire che è maggiore il cinema che si racconta, fatto di voci e dicerie, del sacrificio che poi viene effettivamente richiesto al territorio. Certo, bisogna rispettare determinate richieste, ma credo sia normale: si entra in punta di piedi dentro una manifestazione che esiste dal 1909, la seconda corsa ciclistica più importante al mondo. Con RCS ho lavorato per una ventina di Giri d’Italia, più altre esperienze della Tirreno-Adriatico, della Milano-Sanremo e altre classiche. Ho maturato una convinzione: RCS è talmente avanti, una macchina così perfetta che il Giro potrebbe quasi passare senza bisogno di nessuno. Sento parlare di città blindata, di disagi, di blocchi: io consiglio a tutti di rilassarsi e godersi la giornata. Che sarà indimenticabile. Per tutti”.

