Interviste ai Campionissimi: Davide Cassani

(la foto è presa dal profilo Facebook di Cassani)
E’ stato atleta professionista e anche ct della Nazionale Italiana dal 2014 al 2021. Ma Davide Cassani è entrato nelle case degli italiani perché, proprio in occasione del Giro d’Italia, mostrava in anteprima – correndole nei punti chiave – le tappe, una per una, della Corsa Rosa. E’ giusto dunque che sia lui a illustrare la tappa Modena-Viadana Oglio Po. Per un Giro che in genere si decide in montagna, o al massimo nelle cronometro, le tappe pianeggianti rischiano di passare in secondo piano. Perché invece non sarà così? “Anzitutto perché i velocisti non sono pochi e per loro è una grande occasione: certo gli uomini di classifica dovranno pensare prima di tutto a stare lontani dai pericoli, prestando massima attenzione alle insidie della strada, sapendo che questa è una tappa per chi predilige la velocità pura. Però la volatona finale, che dovrebbe essere scontata nel piano gara, è sempre una bella emozione da vivere”.

Perché il Giro d’Italia non smette di affascinare? “Perché fa parte della nostra storia e cultura. Non è soltanto una corsa in bicicletta, è un pezzo d’Italia. E dopo il Tour è la corsa più prestigiosa al mondo. Per i corridori poi è un appuntamento da non fallire e non una gara di ripiego e quando corri il Giro senti sempre una grande atmosfera di festa attorno, che forse non arriva nemmeno dal contorno del Tour. Ricordo che quando ero ragazzino, il mio sogno era di fare parte di quei ciclisti che inseguivano, su e giù per lo Stivale, la maglia rosa. Per chi corre il Giro, è un desiderio realizzato, anche se poi non si vince o non si indossa la maglia della vittoria: e per gli italiani questo concetto vale ancora di più. Io ho avuto la fortuna di vincere due tappe e ancora ricordo bene le emozioni”.

C’è un favorito nella corsa di quest’anno? “Direi Roglic, perché già ha vinto il Giro e perché è partito bene nelle prime tappe. Ma anche Ayuso è uno dei candidati al podio. Poi direi Carapaz e anche il nostro Antonio Tiberi, che tra gli italiani è il più accreditato”.

Quale è invece il valore aggiunto per Viadana? “Chi ospita un arrivo di tappa per un giorno finisce al centro dell’attenzione: l’Italia e il mondo quel 22 maggio guarderanno a Viadana, aspettando di capire come si risolverà la volata finale, che creerà ancora più suspence, perché è quasi impossibile andare in fuga prima. La televisione con la sua diretta Rai amplificherà il concetto e il Giro in fondo è anche promozione delle eccellenze e delle bellezze del nostro territorio, perché la nostra Penisola è ineguagliabile. Il Giro, a livello sportivo, è la vetrina per eccellenza dell’Italia”.

Viadana ha unito, nel finale, tre comuni e un territorio intero. “Il circuito, al di là dell’aspetto tecnico e della selezione, che a mio avviso non dovrebbe esserci, offre la possibilità agli spettatori di vedere il passaggio degli atleti per due volte stando nella stessa postazione o spostandosi di poco: una sorta di “otto” che prevede un’andata e un ritorno. Il fatto che il comprensorio si sia unito non mi stupisce, anzi questa scelta sublima la natura intrinseca della Corsa Rosa, che da sempre è fatta per costruire ponti e connessioni: la strada del Giro unisce vari comuni italiani, da Nord a Sud ed è questo – guardando la mappa complessiva della corsa – il messaggio migliore trasmesso dal ciclismo e da questa competizione in particolare”.

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