Il Giro secondo Mauro Vegni, presidente RCS
Un puzzle dove ogni tassello va al suo posto; una macchina in cui ogni ingranaggio collima con l’altro, facendo funzionare il meccanismo. Questa la definizione che vale sia per il Giro d’Italia, sia per RCS, che il Giro lo crea e lo porta, appunto, ovunque nello Stivale. Alla guida c’è Mauro Vegni, direttore del Giro d’Italia e di tutte le altre classiche targate RCS Sport.
Bentornati in provincia di Mantova. “E’ passato molto tempo, è vero, almeno per quel che concerne l’arrivo – spiega Vegni – ma va detto che alle volte i territori più centrali sono svantaggiati, perché è più difficile, a meno che non si tratti di grandi città, passare appunto dal centro. Stavolta però è successo. Mettiamola così: tanta è stata l’attesa, tanta sarà la partecipazione. E’ l’augurio di tutti, ma siamo convinti che sarà così”.
Cosa è il Giro per Mauro Vegni? “Possiamo definirlo in tanti modi: una corsa, una promozione turistica e territoriale, un evento a tutto tondo. Ma prima di tutto il Giro è una festa: dove passa porta allegria, curiosità, passione. E’ nazional-popolare e dunque sta bene con tutto. E poi ha sempre saputo aggiornarsi, senza cedere alle mode. Qualcuno potrebbe dire che il Giro d’Italia è sempre uguale, perché di base le regole sono sempre quelle: una classifica da scalare, dei corridori che si sfidano per fare il tempo migliore e sommarlo a quello delle tappe precedenti, vestendo così la maglia rosa. Però il Giro ha attraversato l’Italia non solo a livello spaziale ma anche temporale, divenendo lo specchio delle varie epoche. Un esempio banale: se io prendo una bicicletta degli anni ’50 noto subito le differenze rispetto a una bicicletta del 2025. La tecnologia è divenuta predominante, ma il lato umano fa sempre la differenza: insomma, non si è perso lo spirito ma il contorno è andato al passo coi tempi”.
Abbiamo la fortuna di realizzare questa intervista a Giro già iniziato. Come sta andando? “Direi molto bene: le prime tre tappe in Albania non hanno deluso, portando tantissimo pubblico ed entusiasmo. E anche l’arrivo in Italia è stato molto positivo. Questo è un prodotto col quale andiamo sul sicuro, perché tutti gli italiani hanno imparato a familiarizzare col Giro. Da generazioni, tramandandosi il mito. E c’è un aspetto che mi ha sempre colpito: quello della sorpresa senza la sorpresa”.
In che senso? “Quando il Giro arriva in un luogo, dietro c’è una organizzazione capillare ed è impossibile che qualcuno non lo sappia, a meno che non sia un alieno atterrato proprio quel giorno sulla Terra. Dunque, la sorpresa non c’è: eppure, ogni volta che il Giro passa, riesce sempre a stupire, andando oltre le attese di chi lo aspetta a bordo strada”.
E’ vero che Viadana dal 2021 stava corteggiando RCS? “E’ vero: del resto le richieste sono tantissime e non possiamo sempre accontentare tutti. Ma cerchiamo di tenere conto delle possibilità che ci sono, anche per gli anni a venire. Il Giro è un puzzle, che viene disegnato e in cui ogni pezzo deve avere un proprio senso. Come dicevo prima, le tappe centrali sono un po’ più svantaggiate, ma non lasciamo indietro nessuno. Siamo contenti di essere tornati in provincia di Mantova con un arrivo, perché il bello di questa corsa è di rappresentare davvero tutta la nostra Penisola”.
Sport e non solo. “Direi cultura a tutto tondo. La riprova? Sul sito ufficiale del Giro troverete le indicazioni dei prodotti eno-gastronomici dop di ciascun territorio toccato alla corsa. Non è perché siamo golosi, ma perché l’Italia, patria del buon cibo, si fa conoscere anche a tavola, mediante un evento di questa portata, che è prima di tutto promozione nel mondo”.

