Interviste ai Campionissimi: Francesco Moser
(foto presa dal profilo Facebook di Moser)
Lo spirito del Giro è racchiuso in un ricordo. Anzi un paio di ricordi: uno molto positivo e uno negativo. Ma comunque parte della storia: della Corsa così come di Francesco Moser, uno dei miti del ciclismo italiano. Quando lo contattiamo al telefono, il Giro è appena passato dalla Puglia. “Giusto ieri (13 maggio, ndr) il Giro è transitato da Ostuni e per me è stato come tornare indietro al 1976 – ricorda Moser -. Un momento magico, perché lì riuscii a conquistare la mia prima maglia rosa della carriera”.
Il ricordo negativo si lega – ahinoi – proprio a Mantova. “So che è da un po’ di tempo che il Giro non arriva nella vostra provincia – spiega Moser – ma devo dire che a me andò male. Ricordo bene che era prevista nel 1983 la tappa Brescia-Mantova individuale e subito dopo quella a squadre, sempre con la formula della cronometro: in genere in queste gare di prologo facevo spesso bene e non era raro che vincessi, dunque ero molto carico. Invece andò male, ma non per colpa mia: la crono individuale venne cancellata dal programma per uno sciopero dei metalmeccanici che non fecero partire la tappa da piazza Loggia a Brescia; la crono a squadre, invece, che pure ci vedeva tra i favoriti, fu un disastro, perché ad una delle prime curve un compagno sbagliò traiettoria e tirò giù mezza squadra. Diciamo che a Mantova non sono arrivato da vincitore”.
Per Viadana una prima volta all’arrivo. “Sarà uno spettacolo perché è inevitabile che si decida tutto in volata. Non posso escludere una sorpresa e un po’ di selezione preliminare, ma non credo ci siano strategie per andare in fuga prima, la vedo difficile. Anche perché va ricordato che si arriverà da una tappa, proprio prima della Modena-Viadana, dove si affronterà una salita importante e dunque la fatica del giorno prima andrà in qualche modo recuperata in una tappa più soft. Che però conserverà lo show proprio per il finale: per gli spettatori un grande momento”.
Lei sta seguendo il Giro tappa dopo tappa: vede già un favorito? “Tutti dicono Roglic, che certamente si è presentato bene. Però in tutta onestà io dico che è ancora presto: dobbiamo aspettare le prime salite per vedere chi ha gamba e chi sta bene. E il Tagliacozzo è un primo test importante, poi vediamo, Però non mi sbilancio perché la storia di queste competizioni, che quando le corri e ci sei dentro sembrano non finire mai, mi spinge ad avere tanta cautela”.
Il suo ricordo più bello in assoluto legato al Giro d’Italia? “Sicuramente la vittoria all’Arena di Verona nel 1984: ero secondo prima di quella cronometro e conquistare la maglia rosa praticamente alla penultima tappa, peraltro non lontano da casa mia (Moser è trentino, dunque non distante da Verona, ndr) e nella cornice dell’Arena è stato davvero magico. I ricordi sono tanti, quello è però il picco”.
L’abbiamo vista all’Ecomuseo di San Matteo delle Chiaviche nel giorno della presentazione della tappa. Che effetto le ha fatto? “Mi è piaciuta molto l’atmosfera vintage. Le grandi macchine idrauliche non più utilizzate ma che hanno fatto la storia del vostro territorio. E’ stata una scelta insolita ma azzeccata: parlare di storia d’Italia significa parlare di storia del Giro, o viceversa. La forza di questa Corsa sta nella sua immortalità, nelle leggende che tramanda, nei piccoli aneddoti e nei grandi campioni: lo sapeva, ad esempio, che nel 1930 pagarono Binda per restare a casa dato che vinceva sempre?”.

