Alessandro Saviola traina il gruppo nel ricordo di papà Mauro

A volte è il destino a decidere. E a fare sì, nel caso specifico della tappa di Viadana, che il Giro d’Italia debba arrivare proprio il 22 maggio nel comprensorio Oglio Po. Perché il 22 maggio, per la ditta che traina il gruppo di sponsor a sostegno della tappa, la Gruppo Mauro Saviola, è proprio il compleanno di patron Mauro, che avrebbe festeggiato, nel 2025, 87 anni.

“Ovviamente ci siamo mossi per tempo, quando abbiamo saputo di questa opportunità – spiega Alessandro Saviola, figlio di Mauro che ha ereditato da lui il colosso del legno -. Nel momento in cui abbiamo scoperto la data della tappa con arrivo a Viadana, ci è parso davvero tutto scritto nelle stelle. E’ il nostro regalo per papà. Ma non solo per lui. Anche per tanti collaboratori: abbiamo infatti scelto di consegnare i pass che spettano al main sponsor – una quarantina circa – non ad amici o parenti ma a persone che lavorano nella nostra azienda. E’ il nostro grazie per loro. L’arrivo davanti ai nostri uffici è un onore per noi, anche se pure qui l’incastro si è legato alla conformazione viabilistica di Viadana e viale Lombardia era davvero l’unico adatto ad ospitare una grande volata all’arrivo”.

Quanto vale il Giro d’Italia per Viadana e per il comprensorio? “Mi piace evidenziarne la valenza non solo a livello italiano ma internazionale. E’ un aiuto concreto nella crescita della visibilità del territorio e dunque nella crescita in senso lato. E questo è il territorio in cui siamo nati e in cui viviamo: ecco perché l’investimento è stato fatto molto volentieri. Dare visibilità alla propria casa, aiutarla a rilanciarsi non è mai tempo perso. Io peraltro sono appassionato di sport: seguo poco il ciclismo, ma ne ammiro lo spirito”.

Quali discipline segue Alessandro Saviola? “Direi calcio, rugby e basket. Ma lo sport mi piace tutto, in generale, perché ha aspetti e principi che fanno parte della vita o anche della gestione di un’azienda: il fare squadra, la leadership, il darsi una mano in campo come in fabbrica. E poi lo sport è disciplina e aiuta a mantenere in auge certi valori”.

Il suo sport preferito? “Forse il calcio, ma ancora per poco. Il motivo? Mio figlio ha iniziato da bimbo a giocare a basket e ho iniziato a seguirlo con costanza, quindi ormai sono pronto per cambiare. Non posso dimenticare il rugby, perché se cresci a Viadana è inevitabile avere riferimenti legati alla palla ovale. Anzi quest’anno speriamo di fare molto bene ai playoff. Il ciclismo, come dicevo, non è uno sport che seguo spesso ma ho molti amici che lo praticano e apprezzo la loro volontà e forza d’animo. Il ciclismo è, per me, l’essenza della determinazione, la vocazione al non mollare mai, specie sulle grandi distanze. Ed è una filosofia che mi piace perché va oltre il gesto atletico o sportivo”.

C’è un campione al quale Saviola si ispira? “Come resilienza direi LeBron James, che a 40 anni ha ancora voglia di stupire e soprattutto riesce ancora ad incidere nel campionato più forte del mondo, l’NBA”.

Viadana è, da anni, l’esempio di come l’imprenditoria può aiutare lo sport. “Ed è giusto che sia così, perché lo sport è da un lato aggregazione sociale, anche al di fuori del campo di gioco, pensando per esempio alle tante persone che partecipano a un evento sportivo in qualità di semplici spettatori o appassionati; dall’altro lato lo sport è territorio perché sosteniamo squadre e atleti di casa nostra. Ben vengano queste iniziative: noi ci saremo sempre per dare una mano a portarle avanti”.

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