L’INVIDO, IL GIOCO DI CARTE MENO DIFFUSO AL MONDO
Il casalasco può vantare campioni di briscola come Francesco Pelizzoni e Marco De Padova di Torricella del Pizzo, ma ha anche un altro “titolo”: vi si gioca l’invido, il gioco di carte conosciuto e giocato da meno persone! Tutto questo è raccontato in un bell’articolo a firma Giovanni Gardani pubblicato nel 2024 dal Corriere della Sera, che qui riprendiamo in toto.
Si fregia di essere il «gioco di carte meno giocato del mondo». Anche se lì dove è nato lo giocano tutti, sopperendo alla chiusura delle osterie e trasferendo la materia prima — carte piacentine, lavagna, gessetti e tanta teatralità — in circoli (privati o pubblici), sagre o feste paesane. È l’Invido, un gioco che nasce tra Casalmaggiore, nel Cremonese, e Sabbioneta, nel Mantovano, e da lì non esce. «Perché giocare a Invido è un’arte e ognuno qui può sentirsi campione del mondo» suggeriscono i giocatori. L’Invido, a breve, potrebbe però entrare nella lista dei giochi che fanno parte dei Beni Immateriali dell’Unesco, grazie ad una dimostrazione andata in scena alla Sagra di Fossa, a Fossacaprara, frazione di Casalmaggiore, alla quale hanno assistito, prendendo appunti, anche i referenti del Tocatì di Verona, il più grande festival italiano dei giochi popolari (e identitari). Un mix tra la briscola e il poker, dove blu , linguaggio del corpo e chiamate (meglio se ad alta voce, con linguaggio colorito e rigorosamente in dialetto) sono parte integrante del gioco. Si può chiedere di andare a monte se si pensa che le proprie carte non siano buone, si può alzare la posta, si può ingannare l’avversario: il tutto con 32 carte (dal mazzo da 40 si tolgono i 4 e i 5, mentre a comandare, come nel tressette, sono i 3). «I nostri “vecchi” — raccontano Giuseppe Boles e Vanni Ballasini, promotori dell’Invido come gioco identitario — lo giocavano nelle osterie, si creavano capannelli, c’era chi segnava i punti sulla lavagnetta e così si tirava avanti no all’ora di pranzo o di cena e si ordinavano trippa o gnocchi. Oggi i giovani stanno imparando e l’Invido si tramanda, anche se è più diffcile da spiegare che da giocare».
Anche se l’Invido è custodito in un diametro di 5-10 km, le sue origini sono esotiche: «Forse venne importato dai migranti di ritorno dall’Argentina, come sostiene Alessandro Acquaroni, che ha studiato il gioco — spiega Boles — O forse, come sostiene lo storico del territorio Costantino Rosa, è stato importato dagli spagnoli nel 1600. Di certo, il nome spagnoleggiante “Invido” è un invito, appunto, a sfidarsi».
Giovanni Gardani
ECCO LE REGOLE DELL’INVIDO
Il gioco si svolge con un mazzo di carte da briscola ridotto a 32 carte, senza i 4 e 5.
L’ordine d’importanza delle carte è lo stesso che per il gioco del tressette, il 3 è la carta più alta poi segue il 2, l’asso, il re, il cavallo, il fante il sette e il sei. Si può giocare in 2, uno contro uno, oppure, più spettacolare e diffuso, in 4, due contro due. In questo caso i giocatori della coppia si mettono in diagonale, come a briscola. Una volta mescolate le carte, il mazziere distribuisce 3 carte a ciascun giocatore. A questo punto, la giocata ha inizio.
Il punteggio della giocata parte da 1 punto (canèla), ma può variare a seconda delle chiamate. I possibili punteggi della giocata sono: 1 (valore iniziale), 3 (vale la chiamata “invido”), 6 (vale la chiamata “tras mas”), 9 (vale la chiamata “tras mas nof”), 12 (vale la chiamata “fuori gioco”), 24 (chiamata “partita”) oppure 0 in caso di giocata andata “a monte”. Il giocatore dopo il mazziere inizia la mano, egli può giocare una carta oppure effettuare una chiamata. La chiamata serve per cambiare il punteggio corrente della giocata. La mano ha termine, quando tutti i 4 giocatori hanno giocato una carta. La prima mano tutti e 4 i giocatori devono mostrare la carta con cui giocano, mentre in seconda e terza mano può giocare anche solo uno dei due della coppia (l’altro “va dentro”, vale a dire non gioca e non mostra la carta). In questo caso conta solo la carta mostrata.
La mano è assegnata alla coppia che ha giocato la carta più alta. Se le carte giocate hanno lo stesso valore, la mano finisce patta. Una giocata ha termine, quando una coppia vince 2 mani, oppure, in caso di una mano patta, quando una coppia ha conquistato la prima mano.
Nel caso in cui tutte e tre le mani terminano patte, anche la giocata si conclude patta e non assegna nessun punto. Al termine della giocata, è assegnato il punteggio in palio al giocatore che l’ha vinta.

