L’infinitamente piccolo…

… abbiamo scalato montagne, sondato le profondità degli oceani. Mandato mezzi meccanici su pianeti lontani, robotizzato tanti processi produttivi. Siamo riusciti a costruire opere gigantesche, a sfidare l’infinitamente grande. In tanti casi questo lo abbiamo fatto non tenendo conto della natura, pensando a quella umana come l’unica forma di vita capace di sconfiggere ogni cosa…

… abbiamo solcato cieli, combattuto guerre per un pezzo di terra, una religione, per denaro o per petrolio. Abbiamo pensato a razze superiori, a superuomini, a culture più o meno profonde, più o meno importanti. Abbiamo pensato – stupidamente – che qualunque cosa avvenisse un po’ più distante da noi non ci riguardasse affatto. Ebola, carestie, siccità, malattie di popoli lontani. Abbiamo continuato a fare la nostra vita pensando di vivere nella parte ‘fortunata’ del pianeta, nella parte che problemi seri non ne avrebbe avuti mai…

… siamo stati smentiti. Padroni – o presunti tali – dell’infinitamente grande siamo stati messi a terra dall’infinitamente piccolo. Da una frazione di RNA capace di adattarsi, di correre lungo i nostri stupidi confini valicandoli, di riflettersi su chiunque, senza guardare ceto, religione, interesse, razza, nazione. Siamo stati messi a terra da quello che non pensavamo potesse capitare pure a noi…

… nei giorni scorsi sono stato – come sempre – nel più profondo della mia golena, in compagnia solo di silenzi e piccoli fiori di campo. La primavera è arrivata, come sempre, a piccoli passi, nei colori più lievi. Non so quando tutto questo finirà, non so quando potremo tornare ad essere in parte quello che eravamo. Ma una cosa spero. Che tutto questo possa servirci da lezione. Che bisognerà trovare una strada che ci veda tutti impegnati per viaggiare, il più possibile, in armonia con la natura che ci circonda, che è molto più forte di tutte le nostre forze…

… non abbiamo altre terre, ne nessun altra possibilità che rispettare e vivere nell’unica terra che abbiamo. Non abbiamo altre prospettive che l’essere solidali, l’essere un popolo e una nazione che tutti comprenda. Se una cosa il virus ce lo ha insegnato è che i nostri confini sono linee su fogli di carta, che basta un pezzo di RNA a metterli in discussione…

N.C.

Se ti è piaciuto, condividi!