1986-2026: LA SQUADRA “CITY HOTEL” SI RITROVA ED E’ FESTA
Una grande squadra non si misura soltanto dalle coppe in bacheca o dalle partite vinte. I risultati contano, certo. Le vittorie lasciano il segno, regalano emozioni e riempiono gli albi d’oro. Ma il tempo ha un modo tutto suo di stabilire ciò che conta davvero.
I risultati? Le vittorie? I trofei? Sì, fanno parte della storia. Sono il frutto dell’impegno, del sacrificio e del talento. Ma c’è qualcosa che va oltre il punteggio di un tabellone. Forse una squadra diventa davvero grande quando, dopo quarant’anni, i suoi protagonisti continuano a cercarsi, a ritrovarsi, a ricordare con un sorriso quei cinque anni trascorsi insieme e a ricercare quel senso di appartenenza a una Squadra. Quando ogni allenamento, ogni trasferta, ogni vittoria e perfino ogni sconfitta diventano ricordi condivisi che il tempo non è riuscito a cancellare.
Perché il vero patrimonio di una squadra non è soltanto ciò che conquista sul campo, ma ciò che riesce a costruire tra le persone. Sono le amicizie nate negli spogliatoi, le risate durante i viaggi in pullman, le fatiche condivise negli allenamenti, le discussioni che finivano sempre con una stretta di mano e la voglia di ripartire. È quella fiducia reciproca che, una volta costruita, continua a esistere anche quando le strade della vita prendono direzioni diverse.
In fondo, quarant’anni rappresentano una vita intera. Nel frattempo sono cambiate le professioni, sono nate famiglie, sono arrivati figli e nipoti. Eppure basta ritrovarsi intorno a un tavolo perché riaffiorino soprannomi, episodi, scherzi, aneddoti che sembravano dimenticati e invece erano rimasti semplicemente custoditi nella memoria. È come se il tempo avesse messo tutto in pausa, pronto a riprendere il racconto dal punto in cui si era interrotto.
1986-2026: quarant’anni che meritavano un grande momento insieme. E così è stato. La Polisportiva di Rivarolo del Re – con la squadra di pallavolo femminile che portava il nome di “City Hotel” (e anche questo è storia!) – dopo quattro decenni si è data appuntamento in Val Rendena, a Sant’Antonio Mavignola, per vivere due giorni pieni di ricordi, di momenti, di trasferte, di promozioni e di sconfitte.
Due giorni durante i quali il programma è stato quasi un dettaglio. Le passeggiate, le escursioni e le visite hanno fatto da cornice a ciò che davvero contava: stare insieme. Perché ogni momento diventava l’occasione per ricordare una partita, una compagna, una trasferta impossibile, una vittoria inattesa o un episodio divertente che solo chi lo ha vissuto può comprendere fino in fondo.
“Bellissimo!” dice Rosalia Lottici Tessadri, il Capitano “Abbiamo ritrovato lo stesso spirito di quando giocavamo e in pochi minuti si è ricreata quella sintonia che eravamo state brave a creare in campo”. La squadra si era già ritrovata lo scorso novembre per una pizzata, ma alcune mancavano e soprattutto mancava Simona Pirotti che da tantissimi anni vive a Sant’Antonio Mavignola (Trento) con il marito e insieme sono proprietari dell’Hotel Cima Tosa. E Simona ha voluto ospitare nel suo hotel per due giorni tutte le sue compagne di squadra e gli allenatori per una storica rimpatriata.
La City Hotel aveva iniziato la sua storia dopo che si era interrotta l’avventura della storica ADB Cucine Casalmaggiore che era stata anche protagonista in A2. Coach Dario Tartari e alcune giocatrici avevano lasciato Casalmaggiore per iniziare una nuova epopea a Rivarolo del Re sotto la guida del presidente Mino Ferrari.
“Con me è venuto anche Franco Bini come direttore sportivo, mentre secondo allenatore era Gianpietro Bellini – racconta Dario Tartari, anche lui presente con la moglie Rossana Scazza, anche lei ex giocatrice, alla rimpatriata in Val Rendena – Se dopo quarant’anni ancora ci troviamo è perché insieme abbiamo fatto davvero qualcosa di importante e indelebile”.
Indubbiamente sono stati pionieri di una pallavolo di avanguardia, innovativa nel gioco, negli allenamenti ma anche nell’approccio alle partite. Una squadra che cercava sempre qualcosa di diverso, senza paura di rompere gli schemi. “Credo che siamo stati i primi a portare la musica nelle palestre prima delle partite. Di solito si giocava in ambienti spettrali, silenziosi, con gli allenatori seduti in panchina e muti per tutta la gara. Noi abbiamo messo un registratore in mezzo al campo con la musica a tutto volume durante il riscaldamento prepartita e ci sono state squadre avversarie che si sono rivolte agli arbitri per far cessare questo sacrilegio. Avevamo una sorta di nostra playlist che ci caricava ma alle avversarie questo non piaceva anche perché rompeva gli schemi. Poi abbiamo visto che nel tempo la nostra idea è diventata un’abitudine per tutti”.
Quella voglia di innovare si vedeva anche in campo. La squadra ha giocato il primo anno, 1986-1987, in serie D arrivando terza, ma Rivarolo era già uno spauracchio per tutti gli avversari perché Dario Tartari, sfruttando le ottime mani della palleggiatrice Simona Pirotti, proponeva un gioco molto veloce e schemi che all’epoca erano decisamente innovativi.
“Allora tutti giocavano alla russa, con palle lente e schemi sempre uguali – dice Tartari – Noi invece la palla la facevamo viaggiare, facevamo l’incrocio tra centrale e opposto, utilizzavamo il secondo tempo in posto quattro. E nella seconda stagione i risultati sono arrivati: abbiamo vinto tutte le partite tranne una, a Pavia, giocata alle nove del mattino dopo una levataccia. Siamo stati promossi in C. Per me è arrivata la chiamata al servizio militare e quindi mi sono fermato per un anno, nel quale la squadra è stata allenata da Giampaolo Poltronieri“.
La City Hotel si allenava a Rivarolo del Re ma il sabato sera giocava alla palestra Baslenga di Casalmaggiore che si riempiva di tifosi, gli stessi che nelle trasferte organizzavano i pullman per seguire le loro beniamine. Era un’altra pallavolo, fatta di passaparola, di palestre gremite, di persone che si conoscevano tutte e che vivevano la partita come un appuntamento della comunità. Un legame con il territorio che ha contribuito a rendere ancora più forte il senso di appartenenza della squadra.
“In quei cinque anni ho capito cosa significa lo spirito di squadra – ricorda Rosalia Lottici Tessadri – Lo stesso che ancora oggi ci accomuna non appena ci troviamo e ci fa rivivere tanti momenti che nelle nostre menti sono indelebili e ancora adesso ci fanno divertire. Bellissimo!”.
La due giorni rendenese ha visto giocatrici e allenatori fare i turisti in Val Genova, ammirando le cascate Nardis, e in Val Nambrone, fino ai laghi del Cornisello. Ma i panorami più belli, probabilmente, sono stati quelli dei loro ricordi. Perché quei due giorni non sono serviti soltanto a celebrare una squadra di pallavolo. Sono stati la dimostrazione che esistono esperienze sportive capaci di lasciare un’eredità che va ben oltre il risultato di una stagione. E se, dopo quarant’anni, c’è ancora il desiderio di ritrovarsi, significa che in quei cinque anni non è nata soltanto una squadra. È nata una comunità di persone che continua a riconoscersi negli stessi valori, nello stesso spirito e negli stessi ricordi.
ROSTER HOTEL CITY 1986-1991
Lottici Tessadri Rosalia CAP universale
Pirotti Simona palleggiatore
Malinverno Anita centrale
Peschiera Laura ala
Del Re Stefania ala/centrale
Scazza Daniela centrale
Pezzoli Angela centrale
Carboni Lara ala
Casella Federica ala
Scazza Rossana ala/opposta
Curti Lidia ala
Del Re Elvira centrale
Brighenti Daniela opposta
Raineri Cinzia palleggiatrice
Rizzoli Michela palleggiatrice

