VALENTINA TIROZZI: “LA MIA CHAMPIONS”

Valentina Tirozzi vive in Veneto con il marito Andrea Semenzato, anch’egli ex pallavolista professionista, e con i loro due figli di 6 e 3 anni. A Casalmaggiore ha giocato 3 Stagioni, dal 2014 al 2017, nel ruolo di banda in cui eccelleva per la capacità di distinguersi sia come ricettore e difensore, che come attaccante: in tre anni ha fatto 1.051 punti di cui 114 aces diventando famosa per le sue battute di grande potenza.

Valentina cosa ricordi degli anni a Casalmaggiore? “Di Casalmaggiore ricordo tutto! Dal primo giorno che sono arrivata, con la foto in piazza Garibaldi e l’aperitivo fatto con il presidente Boselli e Giovanni, al bar di Serafino dove facevamo colazione, alla Baslenga e i diversi appartamenti che ho cambiato… ricordo la mia gigantografia fuori ad un negozio e tante altre cose… così come ricordo la piazza gremita di gente il giorno della Champions con le nostre foto appese sul palazzo del Comune. Ma quello che ricorderò sempre è l’affetto delle persone, il calore e l’accoglienza che tutto il paese ha saputo regalarmi e regalarci”.

Sfogliando il tuo “album” dei ricordi, invece, in particolare dei giorni della Final Four di Champions quali sono le sensazioni ed emozioni che porti ancora con te? “Ho tantissimi flash ma soprattutto posso dire di ricordare tutto come se non fossero passati 10 anni. E’ come fosse ieri, talmente le emozioni sono state intense e vissute in pieno. Ricordo la tranquillità di quei giorni, può sembrare assurdo ma siamo riuscite a vivere la Final Four con serenità forse perché abbiamo saltato la fase finale delle qualificazioni essendo noi gli organizzatori dell’evento. Avevamo disputato il girone iniziale battendo tutte le nostre avversarie ma poi organizzando la Finale abbiamo evitato il girone da cui uscivano le tre sfidanti che contendevano il titolo alla Società organizzatrice. Dei giorni a Montichiari ricordo il calore del pubblico ma soprattutto ho ancora davanti agli occhi il fantastico muro rosa della curva con un megastriscione e una pantera nera. L’evento è stato gestito alla perfezione e anche questo ha contribuito a renderci tranquille, così come la bravura di coach Barbolini che con la sua pacatezza ed esperienza ci ha davvero guidate in ogni punto spiegandoci cosa avrebbero fatto le avversarie e facendoci studiare ogni dettaglio”.

Delle partite cosa ricordi? “Non voglio ripetermi, ma ricordo tutto, potrei dire quasi ogni punto come fossero tante nuvole rosa nella mia mente. I miei senz’altro, a cominciare da un pallonetto lungo in 1 che ha concluso un lungo e combattuto scambio. Quando la palla ha toccato terra in un palazzetto col fiato sospeso è scoppiato un assordante boato. E che dire dell’ultimo punto con un manifuori della Piccinini che è partita per un folle giro di campo mentre noi eravamo al centro a formare una piramide umana di gioia”.

Qualcuno malevolo parla di quella finale come fortunata per la Pomì. “Evidentemente non ne capisce di pallavolo. C’era Carli Lloyd al palleggio, due centrali fantastiche come Gibbemeyer e Stevanovic, Kozuch opposto, Piccinini ed io in banda, Imma Sirressi libero e Barbolini allenatore. Faccio anche presente Carlotta Cambi secondo palleggio e sappiamo quanta strada ha fatto, Lucia Bacchi terza banda. Tanta roba. Piccinini ed io garantivamo un’ottima ricezione che permetteva a Lloyd di giocare al meglio coi centrali e poi in finale Piccinini faceva punti da ogni parte. Ricordo che tutte ci sentivamo al servizio della squadra e i difetti di ognuna di noi sembravano sparire. Altro fattore importante era la sete di rivincita che avevamo: tutte avevamo una ragione per dare il massimo e riscattare momenti non eccellenti del passato”.

Nelle tua splendida carriera sportiva non ti sei mai sentita così? “Così galvanizzata mai. Ci sono stati altri momenti importanti ma in quello stato di trance mai più. In due giorni ci siamo trovate a dare tutto, da zero a 100 in due partite che, rammento, abbiamo vinto 3-0 e 3-0. Ci veniva tutto facile, quasi senza fatica, senza patemi e stress. Completamente diverso era stato l’anno prima il percorso verso lo Scudetto dove avevamo rischiato di finir fuori in semifinale con Conegliano, perdevamo 2 partite a 0 e ne abbiamo vinte 3 di fila di cui una al Palaverde muto. E poi la serie infinita con Novara, di certo galvanizzante ma anche molto molto stressante e faticosa. Lo Scudetto è arrivato alla fine di un estenuante playoff mentre la Champions è stata esplosiva, intensa ma breve”.

La pallavolo ora la segui? “La porto nel cuore ma ora il mio tempo è completamene assorbito dalla famiglia, ho due bambini piccoli, e dal lavoro. Ci penso, mi piacerebbe fare qualcosa ma poi manca il tempo. Allenare no, ma a livello dirigenziale ci proverei, di certo mi manca l’ambiente della pallavolo, l’adrenalina degli incontri. Seguo con la famiglia alcune partite della Nazionale e qualcuna del Campionato e noto come il gioco è cambiato: più veloce, più fisico dove contano la potenza e i centimetri. Mi chiedo con la mia tecnica e manualità come potrei ora cavarmela”.

E in casa i bambini sanno di avere due genitori campioni? “Sono piccoli ma parliamo loro della carriera mia e di Andrea. Quello di 3 anni è ancora troppo piccolo ma l’altro, di 6, comincia a cimentarsi in alcuni sport: per ora ha provato nuoto, basket e rugby ma so che un giorno ci proverà anche con la pallavolo e mi auguro possa piacergli e divertirsi. Certo, ne sarei felice anche perché quello del volley è un ambiente sano che forma e inoltre permetterebbe a me di tornare a respirare l’aria dei palazzetti…”.

(nella foto Valentina Tirozzi, Andrea Semenzato e i loro 2 figli)

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