PAOLO MAESTRINI, UOMO DI SPORT
In casa Maestrini a Cogozzo si respira aria di sport a 360 gradi. Papà Paolo, il farmacista, dall’alto dei suoi 92 anni, portati con una invidiabile lucidità e memoria, è una vera enciclopedia sportiva e con la stessa dimestichezza con cui col telecomando passa a guardare le partite da Dazn a Sky e a Prime riesce a snocciolare il ricordo di epiche partite del Milan o del Mantova, il tennis da Pietrangeli a Sinner, le gesta del Rugby Viadana oppure trent’anni della storia del Viadana Calcio, vissuta in prima linea sul campo comunale dove ha ricoperto tutti i ruoli, da presidente a vice presidente o dirigente o accompagnatore ufficiale.
Per meglio capire da dove viene questa passione per gli sport partiamo da lontano, dagli anni del primo dopoguerra quando Paolo Maestrini frequentava il Ginnasio al Collegio dei Salesiani di Parma. “Lì è iniziata la passione per il calcio – racconta – nelle infinite partite che giocavamo nei momenti liberi dagli studi. I tre anni di liceo li ho fatti sempre nel collegio dei Salesiani ma in via Copernico a Milano e là ho incontrato Silvio Berlusconi. Lui era in prima e io in terza e giocavamo insieme soprattutto nelle partite del campionato meneghino degli Istituti religiosi. Si vedeva che aveva già allora le idee chiare e grandi potenzialità, ma non tanto sul campo da calcio. In collegio oltre al pallone ho imparato a tirare a ping pong e da lì sono passato al tennis sebbene mi trovassi a disagio in quanto mi veniva spontaneo colpire la pallina alla distanza della racchetta da ping pong…”.
La famiglia Maestrini era originaria di Marcaria, dove papà e mamma, entrambi farmacisti, gestivano la Farmacia del paese. “Tornato da Milano mi sono naturalmente iscritto a Farmacia a Parma e come ala destra ho cominciato a giocare a calcio nel Rapid Marcaria in prima Categoria. Ero un motorino, magro e veloce correvo avanti indietro sulla fascia. Nel ’57 mi sono laureato e sono partito per militare mentre mia madre ha partecipato a 4 bandi di concorso per vedersi assegnata una farmacia che apriva ex novo. Tra queste c’era quella di Cogozzo-Cicognara dove mia madre arrivò seconda al concorso ma il primo dovette ritirarsi e toccò a noi Maestrini aprire la farmacia e tra Cogozzo e Cicognara su deciso di aprirla a Cogozzo. Durante gli studi mi impratichivo nella farmacia di Marcaria e in quegli anni era molto importante saper fare e dosare le preparazioni in quanto le medicine erano davvero poche. Nel ’58 ho finito il militare e verso fine anno sono arrivato a Cogozzo ad affiancare mia madre nella nuova farmacia. Nel ’60 mi sono sposato e siamo venuti ad abitare a Cogozzo dove mi sono subito integrato nella realtà locale anche grazie allo sport. La domenica con Alfredo Boldrini della Pennelli Cinghiale, Erminio Biacchi del Pennellificio Bulova e Ugo Olivani andavamo al Martelli a Mantova dove avevamo fatto l’abbonamento in tribuna. In trasferta ci andavo con mia moglie e in auto siamo andati anche a Roma: il sabato pomeriggio si chiudeva la farmacia e si partiva. Tappa a Firenze per dormire e poi la domenica mattina arrivavamo giusti in piazza San Pietro per la messa del Papa e infine il pomeriggio all’Olimpico a vedere Roma-Mantova. Col Mantova abbiamo visto partite epiche come il primo giugno 1967 quando all’ultima giornata al Martelli scende l’Inter, una settimana dopo la sconfitta in finale di Coppa dei Campioni a Lisbona ed esce sconfitta anche dal Mantova perdendo lo scudetto. Siamo in 25.000 spettatori, record assoluto di presenze, ad assistere alla famosa papera di Giuliano Sarti che, in avvio di ripresa, si lascia scappare un facile tiro di Beniamino Di Giacomo. Lo scudetto va alla Juventus e i biancorossi finiscono a centro classifica. Sulla scia dell’entusiasmo che si era creato attorno alla squadra virgiliana con Bruno Soliani abbiamo fondato il Mantova Club Viadana, sodalizio molto attivo e partecipato. Nel ’68 il Mantova retrocede in B ma già dall’anno precedente io vengo coinvolto da alcuni amici nella gestione del Viadana Calcio e qui si apre una lunga parentesi che durerà fino al 2004”.
Paolo Maestrini ancora oggi viene identificato come uno dei pilastri della storia del Viadana Calcio proprio per quella lunga militanza che ha segnato oltre cinque lustri dei canarini. “Ci sono centinaia di aneddoti che con piacere conservo nella mia mente ma soprattutto ricordo il clima di amicizia e solidarietà che si era creato tra un gruppo di amici che ci scambiavamo i ruoli nella guida della Società. Scherzando, ma non troppo, ho sempre detto che quando nessuno si faceva avanti io diventavo presidente, ma ho ricoperto un po’ tutti gli incarichi. Avevamo il ragionier Sandro Froldi che era il nostro amministratore e teneva i conti alla perfezione e poi c’era il dottor Gastone Bini che era il responsabile del Settore giovanile, che a Viadana ha dato sempre grandi soddisfazioni. A me piaceva molto fare il mercato, quella figura che oggi si direbbe direttore sportivo. Nel periodo estivo ogni sera andavamo agli incontri nei luoghi predestinati dove le Società si trovavano per negoziare i calciatori. Poi tenevo i rapporti con gli sponsor, imprenditori viadanesi che non ci hanno mai fatto mancare il loro prezioso apporto a cominciare da Camillo Caleffi di Ceolima (ora Caleffi Spa) che oggi sarebbe chiamato main sponsor”.
In quegli anni il Viadana si districava nei Campionati di Serie D (chiamata anche Quarta Serie e poi Interregionale), Eccellenza e Promozione. “Abbiamo conquistato epiche promozioni e cocenti retrocessioni ma questo è lo sport. Il nostro budget era sempre attorno ai 350 milioni di lire che coprivamo con circa 220 milioni che venivano dagli sponsor, 50 milioni dalla vendita biglietti e circa 80 milioni dalla compravendita dei calciatori. La nostra forza era – come detto – il settore giovanile da cui abbiamo sfornato anche diversi campioni (tra cui Stefano Rossini e Carloalberto Ludi oggi DS al Como in Serie A) la cui vendita dei cartellini ci portava importanti introiti. Nei costi avevamo circa 100 milioni che finivano per la gestione del Settore giovanile e il resto per la prima squadra”.
Aprendo il cassetto dei ricordi ci facciamo raccontare alcuni di quegli aneddoti: “Nella Stagione 1979-80 abbiamo preso a fine carriera il grande Roberto Boninsegna e lo portammo a Viadana in Serie D. Tutti i giornali ne parlavano, al comunale arrivano le troupe televisive; alla prima partita lo stadio era stracolmo per vedere Bonimba. Poi arrivarono anche i problemi: quando andavamo in trasferta a fine partita eravamo tutti sul pullman per tornare e lui restava ore tra giornalisti e interviste alle tv e autografi, e i compagni di squadra si innervosivano. Poi anche in campo non si rivelò un grande acquisto segnando pochi gol e infine prese anche 3 giornate di squalifica avendo insultato l’arbitro”. L’episodio è storico e va raccontato: Boninsegna in campo iniziò un bisticcio con l’arbitro e gli disse: “Non la vedremo mai a San Siro”. La giacca nera gli chieste perché e la risposta fu: “Perché a San Siro corrono i cavalli e non gli asini”. Finì con un cartellino rosso sventolato sotto il naso di Boninsegna che uscendo dal campo si lasciò scappare altri epiteti verso l’arbitro. La memoria corre anche a un grave lutto occorso negli anni Sessanta quando l’allora presidente del Viadana Calcio, Feliciano Sforza, morì allo stadio di Pegognaga per un infarto avvenuto subito dopo un gol della sua squadra, ad opera di Cesini: “Sforza è stato un grande presidente e la sua scomparsa fu un grave lutto per tutti noi. Era molto competente, sapeva negoziare i calciatori e soprattutto aveva conoscenze che ci permettevano di raggiungere giocatori di qualità e infatti con lui la squadra conquistò la Quarta Serie”.
Sul calciomercato Maestrini ricorda con un po’ di rammarico l’acquisto di Zanella centravanti del Castellana che aveva segnato 23 gol. “Era il big del mercato e il presidente del Porto Mantovano sulla Gazzetta di Mantova aveva dichiarato che l’avevano preso. La firma ancora però non l’avevano messa e allora mi sono inserito nella trattativa. Chiedevano 70 milioni di lire e chiudemmo a 67. Purtroppo si rivelò un flop segnando solo 6 reti. Lo vendemmo l’anno successivo per 27 milioni! Andò decisamente meglio una trattativa con Giuseppe Daina allora presidente della Casalese che era interessato a un nostro giocatore di 32 anni che non pensavamo potesse interessare a nessuno. Fu una negoziazione fulminea chiusa subito col pagamento e con una inattesa entrata per noi”.
Con la morte dell’imprenditore Camillo Cavalli e con un po’ di stanchezza tra il gruppo di amici che per decenni ha guidato il Viadana Calcio nel 2004 viene presa in considerazione la possibilità di passare la mano e cedere tutto. “Si presenta Gianni Fava che è disposto a prendere la Società purchè senza debiti. I nostri conti erano in ordine – ricorda Maestrini – e in poco tempo il passaggio si perfezionò”.
Intanto che gestiva con amici il Viadana Calcio il dottor Maestrini non ha mai trascurato la passione per il tennis, sia giocato che da spettatore. “Il clou della mia stagione tennistica era rappresentato dalla settimana di vacanza che per noi farmacisti era organizzata dall’associazione di categoria. Ogni anno andavamo in un villaggio in una località turistica e io mi iscrivevo al Torneo di tennis e con orgoglio posso dire di aver vinto per cinque anni consecutivi il titolo di Campione Over 55 anni. Il segreto? Non certo le mie doti tecniche a cui ho sempre sopperito con la strategia: palla corta per chiamare l’avversario a rete e poi pallonetto lungo a chiudere il punto”.
Chi scrive questo articolo ha avuto il piacere di trovare a maggio di quest’anno Paolo Maestrini, accompagnato dalla figlia Isabella, al Foro Italico di Roma ad assistere in tribuna alla partita tra Carlos Alcaraz e Jack Draper agli Internazionali d’Italia. “Una bellissima giornata di tennis in cui abbiamo visto anche la vittoria del doppio di Paolini ed Errani contro Gauff ed Eala. Ma anche una gran faticaccia per i miei 92 anni che non intendo più rifare!”.
Quindi Maestrini si ritira? “Tutt’altro ma limito il mio raggio d’azione. Ho fatto l’abbonamento in tribuna al Milan, Mantova e Viadana Rugby e ogni settimana decido cosa andare a vedere con i miei figli Franco e Marco”. Insomma, un vero uomo di sport che ha saputo essere atleta, dirigente e anche spettatore, un vero appassionato che ha contribuito alla crescita dello sport a Viadana.
BMB

