LA NEGRITUDINE DEL LUPO OLANDESE
di Dario “Blues Man” Gozzi
Il rivolgersi in maniera eclatante a stilemi e attitudine estetico- musicale al passato, più o meno prossimo, è stata etichettata “retromania”.
È palese che una evidente imitazione dei modelli che hanno imperituramente definito un genere, hanno la più che giustificata volontà di perpetrare una inimitabile classicità. Anche i DE WOLFF provenienti dai paesi bassi (perché sotto il livello del mare). Potrebbero essere facilmente identificati in tal guisa, ma Pablo Van De Poel chitarra e voce che, con il fratello alla batteria e voce e Robin Piso all’organo hammond, più alcuni avvicendamenti nella formazione, in special modo per il bassista sono il nucleo del gruppo. In completa onestà Pablo confessa che “è certamente difficile essere originali oggi, anche quando pensi di fare qualcosa di unico, in realtà proviene da altro. Le cose che ci piacciono le hanno già inventate”. Seguendo una meritata progressione, conosciuti e apprezzati in Europa, hanno fatto il salto (l’Atlantic crossing di Rod Stewart) verso l’America ispiratrice, finalmente coronando il tragitto intrapreso e approdando in quello che è un santuario più che un semplice studio di registrazione i Fame studios a Muscle Shoas in Alabama.
È considerato un tempio per chi vuole totalmente immergersi nella più autentica e incontenibile negritudine musicale; soul, blues e quant’altro (impossibile citare tutte le debordanti performances che quelle sacre vestigia hanno santificato). Ed è innegabile che l’influenza scaturita dal territorio vibra nelle sonorità di chi si inoltra è la consacrazione di un percorso meritorio per dedizione alla causa.

